La NIS2 segna un cambio di passo nella gestione della sicurezza informatica in Europa. Per molte imprese, il 2026 non rappresenta soltanto una tappa normativa, ma un vero spartiacque organizzativo: da un lato entrano in gioco obblighi più strutturati, dall’altro cresce la necessità di trattare la cybersecurity come una priorità di business.
In Italia, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha definito un percorso attuativo preciso, con finestre di registrazione annuali, obblighi di notifica degli incidenti e misure di sicurezza da adottare entro il 2026. La registrazione o l’aggiornamento dei soggetti NIS si svolge infatti dal 1° gennaio al 28 febbraio di ogni anno, mentre l’obbligo di notifica degli incidenti decorre da gennaio 2026.
In questo scenario, la cybersicurezza non può più essere considerata un tema esclusivamente tecnico. Un incidente informatico può bloccare servizi, interrompere processi, compromettere dati e generare danni economici e reputazionali significativi. La nuova disciplina europea nasce proprio per rafforzare la resilienza di organizzazioni pubbliche e private, ampliando il numero dei soggetti coinvolti e chiedendo una gestione del rischio più solida, continua e documentata.
Anche il contesto delle minacce conferma l’urgenza. L’anteprima del Rapporto Clusit 2025 evidenzia che l’Italia rappresenta circa il 10% degli attacchi globali rilevati nel campione analizzato, con un aumento degli incidenti rispetto all’anno precedente e una forte prevalenza del cybercrime.
Perché la NIS2 cambia davvero il modo di fare impresa
La NIS2 non introduce soltanto nuove regole: impone alle aziende un diverso modo di pensare la sicurezza. La logica non è più quella del semplice adeguamento tecnico o del controllo a valle, ma quella di una gestione strutturata del rischio. Questo significa portare la cybersecurity dentro i processi decisionali, collegarla alla continuità operativa e renderla parte integrante della governance.
Per molte organizzazioni, il cambiamento più importante riguarda proprio la responsabilità del management. La normativa richiede maggiore presidio sui rischi cyber, procedure più chiare, processi formalizzati e un approccio in cui prevenzione, risposta e resilienza devono dialogare tra loro. In altre parole, la sicurezza non è più una questione da demandare solo all’IT o a un fornitore esterno: è un tema che tocca direzione, funzioni aziendali, supply chain e controllo interno.
Questo passaggio è cruciale perché il rischio cyber oggi si intreccia direttamente con la capacità dell’impresa di restare operativa, proteggere la fiducia dei clienti e difendere il proprio posizionamento sul mercato. È qui che la NIS2 assume un valore strategico: non solo obbliga a fare meglio, ma spinge le aziende a diventare più robuste.
Le scadenze NIS2 da conoscere nel 2026
Uno degli aspetti più importanti per affrontare correttamente la NIS2 riguarda la pianificazione. Le imprese devono conoscere bene il calendario degli adempimenti, perché il rispetto delle scadenze è parte integrante di un percorso di compliance credibile.
In Italia, il quadro attuativo pubblicato da ACN indica alcuni momenti chiave. La registrazione o l’aggiornamento della registrazione dei soggetti NIS va effettuata dal 1° gennaio al 28 febbraio di ogni anno. A partire da gennaio 2026 decorre invece l’obbligo di notifica degli incidenti.
Inoltre, ACN ha indicato che entro aprile 2026 devono essere elaborati e adottati gli obblighi a lungo termine, mentre entro ottobre 2026 devono essere completate le misure di sicurezza informatica previste, tra cui l’iscrizione al portale ACN.
Più che un semplice elenco di date, queste scadenze rappresentano un percorso. Chi arriva impreparato rischia di concentrarsi solo sugli obblighi formali e di trascurare il lavoro più importante: organizzare ruoli, processi, verifiche e misure operative. Ed è proprio questo il punto. La NIS2 premia le aziende che si muovono con anticipo, metodo e consapevolezza.
Cosa devono fare concretamente le aziende
Adeguarsi alla NIS2 significa tradurre la norma in azioni concrete. Non basta predisporre un documento o aggiornare una policy una tantum. Serve costruire un sistema di sicurezza che sia realmente applicato, verificabile e coerente con il profilo di rischio dell’organizzazione.
Il primo passaggio è quasi sempre una valutazione del perimetro e della maturità esistente: quali attività rientrano nel campo di applicazione, quali asset sono critici, quali vulnerabilità incidono di più sulla continuità del business. Da qui si sviluppa una gap analysis utile a capire dove intervenire e con quale priorità.
Il secondo passaggio riguarda la governance. Occorre definire con precisione chi fa cosa: chi supervisiona, chi gestisce gli incidenti, chi aggiorna la documentazione, chi coordina la risposta e chi cura i rapporti con l’autorità competente. Senza responsabilità chiare, anche gli strumenti migliori perdono efficacia.
Poi viene l’implementazione delle misure vere e proprie: gestione del rischio, protezione dei sistemi, controllo degli accessi, procedure di risposta agli incidenti, backup testati, continuità operativa, presidio della catena di fornitura e capacità di reporting. La normativa NIS prevede infatti misure tecniche, operative e organizzative, con un approccio che mette al centro resilienza e capacità di reazione.
In pratica, le aree da presidiare sono queste:
| Area | Obiettivo |
| Governance | chiarire responsabilità e supervisione |
| Risk management | identificare minacce, vulnerabilità e impatti |
| Incident response | gestire escalation, contenimento e notifica |
| Business continuity | garantire ripristino e resilienza operativa |
| Supply chain | controllare il rischio legato ai fornitori |
| Evidenze | mantenere documentazione e report aggiornati |
La formazione non è un dettaglio: è una leva strategica
C’è un punto che molte aziende continuano a sottovalutare: la sicurezza non si costruisce soltanto con tecnologie e controlli, ma anche con comportamenti corretti. Per questo, nella logica della NIS2, la formazione non può essere trattata come un adempimento marginale.
Il fattore umano continua a incidere in modo significativo sugli incidenti cyber: email malevole, errori nella gestione delle credenziali, uso improprio dei dispositivi, scarsa attenzione ai segnali di compromissione. Senza un programma di awareness strutturato, anche un impianto tecnico evoluto può mostrare punti deboli proprio nelle attività quotidiane.
Le organizzazioni più mature stanno già cambiando approccio. Non fanno più formazione “una volta all’anno” solo per chiudere un obbligo interno, ma costruiscono percorsi continui, aggiornamenti periodici, simulazioni di phishing, contenuti diversificati per ruolo e momenti di verifica. Questo rende la sicurezza più concreta, più vicina al lavoro reale e molto più sostenibile nel tempo.
Ed è qui che si vede la differenza tra compliance formale e maturità organizzativa. Un’azienda che investe davvero sulle persone migliora la capacità di prevenire errori, accelera l’identificazione di anomalie e rafforza la propria resilienza complessiva.
Perché la NIS2 è anche un’opportunità
Parlare di NIS2 solo in termini di obblighi sarebbe riduttivo. Certo, esistono scadenze, adempimenti e responsabilità da rispettare. Ma limitarsi a questo significa perdere il potenziale più interessante della normativa: usare la compliance come occasione per rafforzare l’impresa.
Quando la cybersicurezza entra nella governance, migliora la qualità delle decisioni. Quando vengono formalizzate le responsabilità, si riducono ambiguità e tempi di reazione. Quando la continuità operativa viene testata seriamente, l’organizzazione diventa più pronta ad affrontare crisi, interruzioni e imprevisti. La conformità, in questo senso, non è il traguardo finale. È il punto di partenza per costruire un’azienda più solida, affidabile e competitiva.
Questo vale ancora di più in un contesto in cui clienti, partner e stakeholder guardano sempre più alla capacità di un’impresa di proteggere dati, servizi e operatività. Avere processi chiari e misure credibili non è solo una tutela interna: è anche un elemento di fiducia verso il mercato.
Un percorso concreto verso la compliance
Affrontare la NIS2 in modo efficace richiede metodo, visione e capacità di tradurre la normativa in un piano operativo realistico. Non tutte le aziende partono dallo stesso livello di maturità, ed è proprio per questo che serve un approccio calibrato: analisi iniziale, definizione delle priorità, implementazione progressiva delle misure e formazione del personale.
Noi di Scanavino & Partners accompagniamo le aziende in questo percorso con un approccio pratico: analizziamo il livello di maturità, individuiamo le aree critiche, definiamo le azioni necessarie e supportiamo l’implementazione delle misure organizzative e tecniche richieste, inclusa la formazione.
La NIS2 non è solo conformità. È un’occasione concreta per rendere l’azienda più consapevole, più resiliente e più pronta ad affrontare le sfide digitali del presente.
Contattaci per costruire insieme un percorso di adeguamento chiaro, sostenibile e orientato ai risultati.
Dott. Stefano Scanavino
Barbara Racca, SEO Specialist


















































































































