Nei bar e ristoranti di dimensioni contenute quando si parla di prevenzione incendi emerge spesso un’idea ricorrente: “Siamo piccoli, quindi non rientriamo davvero nell’antincendio”.

Il ragionamento che ne deriva è piuttosto diffuso. Le dimensioni limitate del locale portano a pensare che, per stare tranquilli, sia sufficiente rispettare gli aspetti formali della normativa. In altre parole: “Se non ho l’obbligo di attivare una pratica di prevenzione incendi presso i Vigili del Fuoco, allora non serve fare altro”.
Da qui nasce la convinzione che non sia necessario adottare particolari misure di gestione del rischio.

Questo è un equivoco pericoloso.

È pericoloso perché la dimensione del locale non riduce automaticamente la velocità di sviluppo di un incendio. Al contrario, in ambienti più piccoli e compatti – con arredi ravvicinati e vie di esodo meno generose – il fuoco e i fumi possono propagarsi molto rapidamente.

Ed è pericoloso anche perché la presenza di pubblico, pur restando entro soglie considerate “ordinarie” dal punto di vista amministrativo, rende comunque l’evacuazione un fattore critico. Panico, densità di persone e scarsa familiarità con l’ambiente sono elementi che, in caso di emergenza, possono trasformare un evento inizialmente gestibile in una situazione difficile da controllare.

Soglie amministrative e sicurezza: cosa dice davvero la normativa

Nel tema della prevenzione incendi è fondamentale distinguere tra soglie amministrative e sicurezza reale. La normativa italiana, a partire dal D.P.R. 151/2011, collega l’assoggettabilità a specifici procedimenti antincendio a parametri come capienza e superficie, soprattutto per alcune categorie di attività.

Da qui nasce un equivoco frequente: “se resto sotto certe soglie, sono fuori dal problema”.
In realtà, le soglie servono a definire procedure, non a stabilire se un locale sia sicuro o meno in caso di incendio.

Anche quando un bar o ristorante non rientra tra le attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco, restano pienamente validi gli obblighi previsti dal Codice Civile, dal Codice Penale, dal D. Lgs. 81/08 e dalla legislazione in materia di sicurezza: obblighi che impongono di adottare comportamenti diligenti e di fare tutto il possibile per tutelare la salute e l’incolumità delle persone.

In questo senso, la prevenzione incendi non è solo un adempimento formale, ma una responsabilità concreta legata alla gestione del rischio, indipendentemente dal superamento o meno di una soglia numerica.

Il ruolo della Circolare 674/2026

È in questo quadro che si inserisce la Circolare 674/2026, entrata in vigore il 15 gennaio 2026, che ha reso più chiaro e uniforme l’approccio ai controlli antincendio nei bar e ristoranti su tutto il territorio nazionale.

La circolare non introduce nuove leggi né modifica le soglie esistenti. Ribadisce però un principio fondamentale: la prevenzione incendi non può basarsi su valutazioni astratte o puramente formali, ma deve riflettere il rischio reale dell’attività, anche quando si tratta di locali “ordinari”, sotto le soglie e fuori dal pubblico spettacolo.

Da quest’anno, ciò che viene richiesto con maggiore attenzione è la capacità di dimostrare che il rischio incendio è stato analizzato in modo concreto, coerente con le caratteristiche effettive del locale e con la sua gestione quotidiana.
È per questo che oggi la valutazione del rischio incendio è diventata un elemento centrale nei controlli, come spiegato nell’articolo precedente.

Quando si pensa di essere “fuori dal problema”

La Circolare 674/2026 riguarda proprio quelle attività che, fino a poco tempo fa, si consideravano in una zona “tranquilla” dal punto di vista antincendio.

In particolare, rientrano nel suo perimetro bar e ristoranti “ordinari” che:

  • non sono locali di pubblico spettacolo
  • hanno una capienza pari o inferiore a 100 persone
  • hanno una superficie inferiore a 1000 m²
  • non utilizzano materiali pericolosi
  • non svolgono lavorazioni particolarmente rischiose

In pratica, la stragrande maggioranza dei bar e ristoranti.

È proprio in questi contesti che nasce l’idea di essere “fuori dal problema”: dal punto di vista burocratico, in parte è vero, perché non sempre esistono obblighi procedurali complessi.
Dal punto di vista della sicurezza reale, però, la situazione è molto diversa.

Proprio perché queste attività rientrano nella normalità, la prevenzione incendi viene spesso gestita “a occhio”, facendo affidamento sull’esperienza o sul buon senso. Il punto è che, in caso di emergenza, il buon senso da solo non basta. Ed è esattamente su questo aspetto che la circolare ha riportato l’attenzione.

I fattori che rendono critici i locali di dimensioni contenute

Nei locali con capienze ridotte, gli incendi più gravi non sono quasi mai il risultato di una singola causa. Al contrario, nascono da una combinazione di vulnerabilità tipiche, che nei contesti piccoli tendono a sommarsi e ad amplificarsi.

Vie d’esodo: poche, strette, facilmente compromesse

Nei locali di dimensioni contenute le vie di fuga sono spesso limitate per numero e per sviluppo. Non è raro trovare uscite insufficienti o “di fatto” inutilizzabili: ostruite per trascuratezza, chiuse per evitare accessi non autorizzati, oppure utilizzate come deposito.

A questo si aggiungono percorsi tortuosi, dislivelli, porte che aprono nel verso sbagliato rispetto all’esodo, segnaletica carente o poco visibile e illuminazione di emergenza assente o non adeguatamente manutenuta.
In questi contesti, bastano pochissimi secondi di fumo per rendere impraticabile un corridoio unico e compromettere l’evacuazione.

Il carico d’incendio “invisibile”

Arredi imbottiti, tende, pannellature fonoassorbenti, decorazioni, materiali plastici e allestimenti temporanei contribuiscono in modo significativo al carico d’incendio, spesso senza che questo venga percepito come un problema.

In ambienti piccoli e compatti, il locale può trasformarsi rapidamente in una vera e propria camera di combustione, con produzione intensa di fumi caldi e tossici. Molti di questi materiali sono privi di caratteristiche ignifughe e favoriscono una rapida evoluzione dell’incendio fino al fenomeno del flashover, ovvero il passaggio all’incendio generalizzato, non più controllabile e spesso accompagnato da effetti violenti.

Non a caso, le regole tecniche dedicate ai locali di intrattenimento e pubblico spettacolo insistono molto su reazione al fuoco dei materiali, compartimentazione, esodo e gestione della sicurezza: aspetti che diventano critici anche nei locali più piccoli.

Impianti elettrici e allestimenti temporanei

Nei locali di piccole dimensioni l’impianto elettrico è spesso il vero “moltiplicatore” del rischio. Prolunghe, multiprese, adattatori, fari, amplificatori, frigoriferi, forni, attrezzature temporanee: tutto concorre ad aumentare carichi e sollecitazioni.

Il rischio cresce soprattutto quando gli impianti sono datati o modificati nel tempo senza un progetto complessivo, oppure quando allestimenti temporanei vengono aggiunti “al volo”, senza verifiche di carico e adeguate protezioni.

Collegamenti elettrici di fortuna, prese sovraccaricate, adattatori sovrapposti e apparecchiature ad alto assorbimento sono comportamenti diffusi, ma rappresentano condizioni ideali per cortocircuiti, scintille e surriscaldamenti, cioè fonti di innesco.

Cucine, friggitoria, canne fumarie e grassi

Nei locali con somministrazione, il rischio legato alla cucina è spesso sottovalutato. Cappe sporche, condotte non pulite, accumuli di grasso e materiali combustibili vicini a fonti calde creano un contesto in cui un principio d’incendio può trovare rapidamente “nutrimento”.

Un fuoco inizialmente piccolo, se alimentato da queste condizioni, può crescere in tempi molto brevi e diventare presto ingestibile.

Gestione: il vero anello debole

Anche in presenza di estintori e illuminazione di emergenza, se manca un’organizzazione chiara l’evento tende a peggiorare. Quando nessuno sa chi deve fare cosa, il personale non è addestrato e gli affollamenti reali non vengono controllati, l’emergenza degenera.

Si sente spesso dire che “in caso di emergenza nessuno saprà mai come comportarsi”. È una visione fatalistica e sbagliata.
Sono la conoscenza tecnica e l’allenamento, anche psicologico ed emotivo, a creare le basi per una gestione efficace dell’imprevisto. Sapere cosa fare – e cosa non fare – ed esercitarsi periodicamente permette di reagire con maggiore lucidità, riducendo il panico e l’improvvisazione.

Buone pratiche di prevenzione incendi applicabili anche ai locali piccoli

Un errore frequente è pensare che le regole tecniche antincendio siano pensate solo per grandi locali e quindi inutili, o addirittura sproporzionate, per bar e ristoranti di dimensioni contenute.
In realtà, un approccio intelligente alla prevenzione incendi consiste nel prendere il meglio di quelle regole e applicarlo in modo proporzionato alla propria realtà operativa.

Non si tratta di trasformare un piccolo locale in un grande impianto, ma di adottare criteri di buon senso tecnico già collaudati.

Riferimenti utili (anche come standard “volontari”)

Anche quando non sono direttamente applicabili, alcuni riferimenti normativi rappresentano ottimi standard di buona pratica:

  • la regola tecnica storica per i locali di intrattenimento e pubblico spettacolo (D.M. 19/08/1996);
  • il Codice di prevenzione incendi e la specifica RTV dedicata all’intrattenimento e allo spettacolo (capitolo V.15, introdotto dal D.M. 22/11/2022).

Usati come riferimento, aiutano a ragionare correttamente su esodo, materiali, impianti e gestione della sicurezza.

Check-list pratica per la prevenzione incendi

Esodo e affollamento

Il primo passo è sempre la consapevolezza degli spazi:

  • definire una capienza realistica, basata sulle reali condizioni del locale e non “a sensazione”;
  • mantenere le uscite sempre apribili, sempre libere e sempre riconoscibili;
  • verificare periodicamente che illuminazione di emergenza e segnaletica siano presenti e funzionanti.

Sono elementi semplici, ma decisivi nel momento in cui serve evacuare rapidamente.

Rilevazione e primo intervento

Anche nei locali piccoli, il primo intervento può fare la differenza:

  • gli estintori devono essere coerenti con i rischi presenti (una cucina non ha le stesse esigenze di una sala);
  • è importante ricordare che non tutti gli estintori sono uguali: la polvere è molto versatile, ma in alcuni contesti può essere opportuno prevedere estintori a CO₂;
  • deve esistere una procedura chiara per l’allarme e per la chiamata dei soccorsi: chi chiama, cosa comunica, quali informazioni non devono mancare.

Materiali e allestimenti

Nei locali di piccole dimensioni, materiali e allestimenti incidono molto:

  • è opportuno limitare drappi, tende, pannelli “fai-da-te” e materiali di cui non si conoscono le caratteristiche di reazione al fuoco;
  • per eventi o ricorrenze, è utile fissare regole interne chiare: niente candele o fiamme libere, attenzione a effetti scenici e decorazioni temporanee.

Impianti elettrici

L’elettrico è uno dei punti più critici nella prevenzione incendi:

  • evitare multiprese a cascata e prolunghe utilizzate in modo permanente;
  • garantire un numero adeguato di punti di alimentazione ed evitare sovraccarichi;
  • prestare attenzione a cavi volanti e fili soggetti a schiacciamenti o danneggiamenti.

Fondamentale è anche la manutenzione: verifiche dell’impianto, controllo delle protezioni, gestione ordinata dei carichi durante eventi e accertamento periodico della messa a terra.

Organizzazione e gestione dell’emergenza

Infine, la prevenzione incendi passa dall’organizzazione:

  • predisporre un piano di emergenza snello, di una o due pagine operative, realmente utilizzabile;
  • informare e aggiornare il personale con brevi briefing;
  • effettuare prove di evacuazione, anche informali, e controllare l’affollamento reale.

In poche parole: considerare gli scenari d’emergenza ragionevolmente prevedibili, fornire istruzioni semplici e applicabili, verificare che siano comprese e allenarsi periodicamente a reagire.
Rispettare le capienze massime non è una formalità, ma un modo concreto per evitare che un locale diventi una trappola proprio quando serve abbandonarlo in fretta.

Conclusione

Nei bar e ristoranti sotto i 100 clienti la prevenzione incendi è spesso data per scontata, ma resta uno degli aspetti più importanti per la sicurezza delle persone e per la serenità di chi gestisce l’attività.
Non essere un locale di pubblico spettacolo non significa essere automaticamente al sicuro.

La prevenzione incendi funziona quando è concreta, proporzionata e basata sulla realtà del locale, non quando resta solo sulla carta o affidata al buon senso. Ed è proprio da qui che conviene partire: dalla comprensione del rischio reale e da una gestione consapevole.

 

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Dott. Alessandro Cipollini

Barbara Racca, SEO Specialist

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